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| Carlo Ludovico Ragghianti
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| ...C'è una serie di opere specie dopo il '75 nelle quali è quasi fisica per intensità l'impressione che si tratti di frammenti di un grande naufragio del mondo, che da una inanime passività acquistano forma connessa, architettonica, si ricompongono persino in figure intelligibili come colte tra gestazioni e suturazioni, la cui precarietà o incertezza è sottolineata da incidenti, da divaricazioni, da sovrapposizioni, da plicature slittanti, da scontri e incontri improvvisi, sagome semoventi in inesauribili presentazioni.
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| Michèle Lavallée
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| ... Quando quattro anni fa conobbi Francesco Vaccarone e le sue opere, mi colpirono diverse contraddizioni. La prima impressione che si aveva dell'uomo e del suo lavoro, era un senso di leggerezza, d'ironia, di un essere "oltre il tempo" mentre nel corso della discussione sembrava invece che le sue preoccupazioni intellettuali e pittoriche fossero saldamente ancorate alla realtà e alla terra, la sua terra... La seconda, di tipo più tecnico, era che quel pittore di cui avevo apprezzato immediatamente il modo di utilizzare lo spazio e le grandi macchie di colore, mi sembrava un ottimo disegnatore; ne ebbi la dimostrazione personalmente: un tratto veloce ed elegante, al limite della sofisticazione, non intuibile ad una prima rapida lettura delle sue opere. |
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| Enzo Di Martino
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| ...E per tale via che l'artista spezzino giunge a quella che alcuni hanno definito "astrazione metafisica" e che a me piace chiamare "interrogazione metafisica", proprio perché l'opera di Vaccarone pone domande senza risposte nello stesso momento in cui propone un incontro che è in sostanza di ascolto silenzioso. E perfino stupefacente notare a questo proposito come tutti i critici che si sono occupati del lavoro di Francesco Vaccarone e che pure hanno colto varchi fondamentali della sua opera non abbiano mai citato (facendo al contrario altri nomi) Max Ernst, che appare invece il vero grande riferimento storico della sua proposizione immaginativa. |
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| Roy Oppenheim
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| ...Vaccarone è figlio di un'epoca che è caratterizzata da continui e progressivi sconvolgimenti. La perdita di sicurezza, di fiducia per l'esistenza umana, sono infatti il terreno sul quale nascono le immagini di questo artista, che molto si apparentano alla poetica di Kafka e alla filosofia dell'esistenza di Jean Paul Sartre. |
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| Renato Guttuso
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...Ciò che più mi interessa è l'uso dei frammenti di forme che nel loro singolare ordinarsi (quasi di "collage") suggeriscono una immagine surreale, che tuttavia non appartiene all'usuale magazzino surrealista ma si ordinano, o sono pronti per essere ordinati, come pezzi di ma composizione a venire. Voglio dire che c'è già nel loro ordine sparso il nucleo dell'immagine. In questo gioco si ricompongono magicamente le premesse di una visione cosmica nella quale si affaccia, mi sembra sempre più spesso, la presenza degli oggetti e della figura umana. Perciò si assiste, nella tua pittura e nei disegni ad un doppio fenomeno che avviene contemporaneamente sullo stesso foglio o tela: le forme si sparpagliano e si riaggregano. |
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| Enzo Carli
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| ...Ciò si deve, a mio avviso, al fatto che ogni aspetto, ogni suggerimento del mondo esterno, filtrato, trasfigurato dalla sensibilità e dalla fantasia dell'artista, viene a far parte della sua storia più intima, si fa immagine di un travaglio interiore che dopo aver attinto dal profondo i vocaboli di un lessico formale tutto suo, inconfondibile ed eccezionalmente ricco di possibilità espressive, lo modella e lo adatta alle più varie circostanze ed occasioni rappresentative. |
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| Francesco Barocelli
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| ...Vaccarone lambisce queste spiagge deserte, color del cielo e dell'ocra, del fare artistico novecentesco che appartiene alla seconda metà del secolo scorso. Se le imprime nella memoria, le persegue, come chi adegua l'espressione al raffinamento delle forme. Segue per via di levare il disegno interno, con la tecnica e la mente,
di chi si industria nell'estinguere i
riferimenti naturalistici, nel promanare in esteso il concetto di modello che porta in mente, nel ridurre a formula visuale l'idea prototipica (dal prototipo alla forma; dalla forma alla ripetizione casuale e seriale; "simila similibus curantur". Ma altresì è certo che in natura nulla è simile a se stesso). |
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| Enrico Crispolti
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| ...Vaccarone lavora sull'analogia emblematica.
Costruisce strutture emblematiche di valore
analogico. La pittura di Vaccarone realizza una
forte mediazione psicologica. E quelle strutture
emblematiche sono infatti una sorta di "tests"
capaci di reattività psichica. La sua dunque non
è una pittura ottica. La mediazione
visivo-percettiva non lo interessa. Non
racconta, non riporta, non descrive, non
propone, incontra. La sua è una pittura che si
oggettiva nella costruzione di strutture formali
che si offrono ad un duplice riscontro. Del
pittore stesso, rispetto alla loro raggiunta
oggettivazione (e al percorso di lavoro per
raggiungerla), e dello spettatore, del lettore, rispetto a quella medesima oggettività nella quale il pittore si riconosce liberato. Ma anche dietro la quale in certo modo si cela. |
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